Joker

È il 1981, Gotham City è la lurida metropoli che racchiude tutti i nostri peccati. Sudicia, criminale, alienante, un vulcano che trattiene a stento le frustrazioni e la rabbia che scorrono nelle vene più profonde degli strati più bassi della popolazione. Todd Phillips parte da qui per raccontare il proprio personale Joker, nel suo primo lungometraggio che non ha riferimenti comici o demenziali, calandolo nella realtà di un passato che ricorda troppo il presente per non notarne i forzati riferimenti. Tutta la narrazione ruota attorno al volto scavato e agli occhi nevrotici di Joaquin Phoenix, attorno al cui corpo martoriato la macchina da presa danza seguendone le movenze folli e malate. Ma la grandezza del film termina qui, proprio laddove inizia la pretesa di trarre da quest’opera un pamphlet politico o un manuale di sociologia sui nostri mali moderni, trattati in superficie e senza tratteggiare nulla in maniera troppo adeguata o impegnata. Phoenix viene lasciato solo, senza un vero e proprio antagonista, senza un contesto sociale degno di nota, solo con i propri malesseri, le proprie risate isteriche e il proprio desiderio di mostrare un talento che non c’è. Sin qui tutto bene, se il film si limitasse a mostrare la lotta di Joker contro il proprio sistema interiore. Ma nel momento in cui si compie lo slancio di conflitto verso il sistema esteriore, quello dei ricchi e potenti che emarginano gli abitanti dei bassifondi, il film perde credibilità limitandosi a strizzare l’occhio al sentimento popolare del momento. Non c’è niente (o quasi) del Joker di Phillips che aggiunga qualcosa alla sua narrazione di quanto non abbia già fatto Nolan ai tempi de Il Cavaliere oscuro, nulla di audace, nulla di innovativo. Viene esibita in compenso, una conoscenza quasi enciclopedica della filmografia di Scorsese, con la presenza stessa di De Niro che serve ad echeggiare l’alienazione sociopatica di Trevis Bickle in Taxi Driver o la follia ambiziosa di Re per una notte. E se da un lato tale sfoggio di conoscenze del mondo scorsesiano consente di omaggiare capolavori mai dimenticati del maestro italoamericano, dall’altro verrebbe da chiedersi perché tanta serietà, per citare una delle battute antologiche del Joker.

Perché tanto sforzo nel voler presentare un film diverso, impegnato, lontano anni luce dagli action movies in stile Marvel, quando in realtà manca sia l’originalità sia la creatività di ben altri autori che si sono immersi nel mondo di Gotham City per riemergerne immacolati. Resterà di questo Joker un Phoenix monumentale probabilmente avviato alla sua prima statuetta, fioccheranno forse altri premi per il film dopo aver collezionato il Leone d’Oro a Venezia, ma soprattutto la sensazione di un’opera che pretende di essere più di quanto non sia.

Per cui ancora, why so serious, Todd?

Luca Cinciripini
For Bonnyfit

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